ASSALTI AI FORNI

Dopo l'attentato di via Rasella, la rappresaglia tedesca non si ferma alla strage delle Fosse Ardeatine, ma vuole colpire il maggior numero di persone possibile. Così, per ordine diretto del generale Maeltzer, la razione di pane dei romani viene ridotta da 150 a 100 grammi al giorno. Oltretutto è pane nero, spesso ammuffito.
Roma, tra il febbraio e l'aprile del '44, è schiacciata dalla morsa della fame, è una città finita, murata dall'occupante nazista.
I romani mangiano, quando ne trovano, carrube lesse, pane di vegetina, bucce di patate bollite; bruciano mobili d'arredamento per scaldarsi e cucinare. La città sopravvive sospesa in una atmosfera di terrore, fame e freddo.

A Roma, il 1° aprile 1944, di fronte a un forno di via Tosti, nel quartiere Appio, una forte manifestazione di donne contro la riduzione della razione di pane, dà inizio ad una nuova e disperata serie di assalti ai forni.

Il 6 aprile, a Borgo Pio, la folla assale un camion, scortato da militi fascisti, che trasporta pane per una caserma.
Durante un nuovo assalto, quello avvenuto il 3 maggio, una guardia della Pai uccide con una fucilata una donna del Tiburtino III, Caterina Martinelli, madre di sette figli.
Il giorno seguente, sul marciapiede dov'era stata uccisa la donna, qualcuno depone un cartello con la scritta:

"Qui i fascisti hanno ammazzato
Caterina Martinelli
una madre che non poteva
sentir piangere dalla fame
tutti insieme
i suoi figli"

Il cartello, che alla Liberazione si sarebbe trasformato in lapide, fu dettato dal partigiano e poeta Mario Socrate; ecco la sua breve testimonianza dell'accaduto: "... ci fu l'assalto al forno e uno della Pai sparò e uccise una donna. Allora noi facemmo una manifestazione, e io quel giorno stesso ho scritto la lapide e la mettemmo al punto dov'era ancora il sangue a terra".
Nel 1995 la lapide sparì.

L'episodio più tragico avviene all'Ostiense, al Ponte di Ferro. La lapide che lo commemora scompare nell'estate del 1998, per essere poi in breve tempo ricollocata al suo posto.
Carla Capponi commenta la scomparsa e ricorda l'assalto al forno: "La scomparsa di quella lapide è un fatto molto grave... Quella targa ricordava l'eccidio dell'assalto ai forni, un episodio da molti ritenuto marginale nella storia della Resistenza di questa città. Invece non dobbiamo scordare il nome di quelle donne, bisogna gridarlo ad alta voce."
Il 7 aprile 1944, racconta, decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l'intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, afferrarono di forza dieci donne, le portarono sul ponte e le fucilarono.
Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono:

Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.

(tratto da "Roma città prigioniera" di Cesare De Simone, Milano, 1996, Mursia) (testimonianza di Carla Capponi tratta da un articolo di "Ultime notizie" del 19 agosto 1998)

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